Facce de Zena 

Addio a Elio “Moro” Fossati, ultimo partigiano della Brigata Severino

Il cordoglio dell’ANPI di Struppa, della sindaca Salis e del presidente della Regione Bucci per la scomparsa del partigiano della brigata volante che operò in Val Bisagno e a Genova durante la Resistenza: «Custode della memoria di una città Medaglia d’Oro»

«Il nostro amico Moro – Elio Fossati, l’ultimo partigiano della Brigata Volante Severino iscritto nella nostra sezione dedicata al suo comandante, ha raggiunto i suoi compagni che lo hanno preceduto. Buon cammino Elio e grazie, grazie, grazie». Con queste parole la sezione ANPI di Struppa “Michele Gino Campanella” ha annunciato la scomparsa di Elio Fossati, nome di battaglia “Moro”, figura legata a una delle formazioni partigiane più significative della Resistenza genovese.

Un ricordo raccolto e rilanciato anche dalla sindaca di Genova Silvia Salis, che ha espresso il cordoglio dell’amministrazione: «Con la scomparsa di Elio Fossati, Genova perde un uomo che ha incarnato la memoria viva della città, l’ultimo partigiano della brigata volante Severino, figura simbolica della Resistenza urbana genovese. Se ne va un custode della memoria di una città Medaglia d’Oro della Resistenza, un testimone diretto di un tempo in cui la libertà si è conquistata con coraggio e sacrificio».

Salis ha ricordato come il suo nome di battaglia, “Moro”, sia diventato nel tempo un segno di appartenenza e di impegno civile, un filo che ha unito generazioni diverse attorno ai valori dell’antifascismo e della democrazia: «Genova gli deve gratitudine, e con lei le giovani generazioni che grazie a uomini come Elio hanno potuto conoscere e riconoscere l’importanza della scelta partigiana, quella giusta». La sindaca ha infine rivolto «alla sua famiglia, alla sezione ANPI di Struppa e a tutte le persone che gli hanno voluto bene» il cordoglio e l’abbraccio riconoscente della città.

«A nome di tutta la Regione Liguria voglio esprimere il mio cordoglio per la scomparsa di Elio Fossati, il partigiano “Moro”: con lui se ne va un pezzo di storia della Resistenza genovese e ligure, un uomo che ha saputo testimoniare e difendere i valori della libertà e della democrazia». Cosi il presidente della Regione Liguria Marco Bucci 


La Brigata Volante Severino, la Resistenza in Val Bisagno e in città

La storia di “Moro” Fossati è intrecciata a quella della Brigata Volante Severino, formazione partigiana nata nella seconda metà del 1944 per portare la guerriglia alle porte di Genova e poi dentro la città. In quell’estate, i comandi della Resistenza ligure decisero di creare nuclei scelti di combattenti, provenienti dalle formazioni di montagna più collaudate, con il compito di operare nell’immediata periferia urbana appoggiandosi alle SAP cittadine e di fondovalle.

Per la Val Bisagno l’incarico fu affidato a Michele “Gino” Campanella, già comandante del battaglione Severino della 57ª Brigata Berto. Dopo sopralluoghi e ricognizioni sul territorio, Gino raccolse un primo nucleo di dodici volontari esperti: nacque così il reparto volante Severino, che nel giro di pochi mesi avrebbe ampliato i suoi effettivi fino ad assumere la consistenza di una vera e propria brigata.

Fin dall’inizio la formazione scelse la strada di una guerriglia rapida e mobile. Tra le prime azioni clamorose ci furono la cattura dell’intero corpo di guardia al ponte della Paglia in Val Bisagno, il 19 ottobre 1944, e il giorno successivo il sabotaggio del ponte di Cavassolo, a dimostrazione che anche le vie di comunicazione strategiche dei nazifascisti potevano essere colpite a poca distanza dalla città.

La reazione tedesca e repubblichina fu immediata: rastrellamenti ripetuti, puntate nei paesi e nelle frazioni, tentativi continui di accerchiare il reparto. La Severino rispose con quello che sarebbe diventato uno dei suoi tratti distintivi: grande mobilità, spostamenti frequenti, disciplina ferrea e un rapporto strettissimo con la popolazione locale, che garantiva appoggi, informazioni, rifugi sicuri.

Da ottobre 1944 fino alla Liberazione, gli uomini di Gino condussero un’intensa attività di disturbo: colpi di mano lungo la rotabile Genova–Torriglia, sabotaggi a ponti e infrastrutture, eliminazione di spie e falsi partigiani, azioni contro militari tedeschi e della Repubblica sociale portate anche dentro i centri abitati, sempre affiancate da un lavoro capillare di propaganda attraverso volantini e messaggi clandestini. Fondamentale, in questa strategia, fu il Servizio informazioni curato da Orlando “Polvere” Parodi, che permetteva alla brigata di prevenire rastrellamenti e trappole.

La Severino si caratterizzò anche per l’attenzione alla composizione interna delle formazioni partigiane. In una circolare dell’aprile 1945 i suoi comandanti denunciarono, ai vertici della Resistenza, il rischio che in alcune unità venissero accolti senza adeguati controlli ex fascisti, militi della Xª MAS, brigatisti neri e collaborazionisti, evidenziando quanto questo potesse minare la sicurezza dei combattenti e delle popolazioni. Una preoccupazione che racconta bene il clima di quei mesi: la lotta al nazifascismo non era solo militare, ma anche di vigilanza sulle infiltrazioni e sulle ambiguità.

Il 24 aprile 1945 la Brigata Volante Severino scese in città. Entrata a Molassana, riuscì a ottenere la resa di una cinquantina di soldati tedeschi asserragliati nella scuola del quartiere, poi proseguì verso il centro partecipando ai combattimenti per la Liberazione di Genova. Tra i momenti più significativi di quelle ore ci fu l’occupazione delle carceri di Marassi, con la liberazione dei prigionieri politici, simbolo concreto di un potere che stava cambiando mano.

Nei giorni successivi alla Liberazione, la formazione di Gino non fu sciolta immediatamente: fu chiamata a svolgere compiti di polizia e di sicurezza, contribuendo a ristabilire l’ordine in una città segnata dalla guerra, dove erano ancora attivi focolai di resistenza fascista e bande criminali armate.

È dentro questa storia – fatta di monti e fondovalle, di colpi di mano in Val Bisagno e di combattimenti a Marassi – che si inserisce il percorso di Elio “Moro” Fossati. Con la sua scomparsa, Genova perde l’ultimo testimone diretto di quella brigata, ma non la memoria di ciò che lui e i suoi compagni seppero costruire: una scelta di campo netta, dalla parte della libertà.


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